[la mia vita da imprenditrice] #1 - TEMPO

Quando da piccola mi chiedevano qual era il mio lavoro ideale, mai e poi mai ho pensato che sarei stata una lavoratrice dipendente. Nulla da togliere a chi svolge questo tipo di attività (credetemi che ci sono taaanti giorni nei quali vi invidio parecchio!), ma non ho mai sviluppato, se non per stretta necessità, lo spirito del lavoro di gruppo. Alle elementari, nelle ore di scienze, facevo gruppo con me stessa e la mia maestra ormai mi conosceva bene. Sapeva che avrei lavorato bene così, o al massimo mi infilava nei gruppi più piccoli.

Non ho mai avuto la stoffa del leader ma sapevo che potevo lavorar bene solo se le decisioni le prendevo io. Non è un peccare di presunzione, ho sbagliato innumerevoli volte, ma mi faceva star bene.

Il negozio era il mio obbiettivo finale. Inizialmente ne progettai uno con quello che allora era il mio ragazzo (ora è mio marito, eh!) ma c'era quella meravigliosa vocina che mi diceva sempre la stessa cosa. Io sono cresciuta in una merceria e in fondo sapevo che non sarei scappata da questo stile di vita (si, la merciaia è uno stile di vita!!). Ho visto passare migliaia di persone in 25 anni, ho visto partire migliaia di rocchette e decine di migliaia di bottoni rompersi ed essere sostituiti. Ho visto centinaia di metri di tessuti prendere forma, ho visto milioni di quadrettini di tela aida essere infilzati da aghi e matassine di cotone. Poi il resto è già noto.

Quello che è sempre meno noto è quello che una persona si pippa per avere un lavoro in proprio. E allora ci provo scrivendo a puntate la MIA vita da imprenditrice, cosa mi sono sentita dire, i fantasmagorici luoghi comuni che ci becchiamo noi lavoratori autonomi e altri incredibili aneddoti (non credo di essere abbastanza convincente ah?) Sono imprenditrice e commessa, quindi ho proprio fatto la combo!



Questo sconosciuto. Quante volte mi son sentita dire: "Come sei fortunata, puoi gestire il tempo come vuoi!" Ecco, proprio questo è il problema. Un lavoratore autonomo il tempo lo vede come un'enorme scatola da riempire fino all'ultimo centimetro. Perchè 24 ore son sempre un gran poche. Io, nei miei due anni e mezzo di partitaivattara, il tempo l'ho sempre gestito un gran male. O meglio, con una gran fretta. Ho fatto mesi e mesi a vedere mio marito qualcosa come 5 ore in una settimana perchè nonostante dividiamo lo stesso tetto da tre anni e siamo a tavola insieme tutte le sere, la testa era da tutt'altra parte. A fine mese poi è il delirio più totale.

Il tempo non l'ho mai conosciuto sul serio. Ho imparato a non saperlo gestire quando le clienti sono impazienti e non possono aspettare le consegne. E ho imparato ad odiarlo, perchè se non c'era tempo andava tutto a rotoli, con cliente non contenta e io che dovevo subire la predica. Sono uscita da una scuola che mi diceva sempre: accontenta sempre la cliente o la perdi. Ma ci vogliono sempre dei bei limiti e di questo ne parlerò in un'altra puntata (manco fosse Beautiful!)

Il tempo riesco a quantificarlo nelle ore in cui lavoro, ovvero da quando mi sveglio alle 8 a quando vado a dormire alle 02.00, facendo eccezione per quei giorni in cui crollo miserabilmente sul divano. Perchè un lavoratore autonomo non deve timbrare, quindi ore ordinarie e straordinarie hanno lo stesso peso. Comincio a far girare i pochi neuroni che ho per organizzare la giornata e va a finire che arrivo a sera e ho l'orrenda sensazione di non aver combinato nulla. E' stato così finora, senza stop e senza distrazioni. Avevo preso ormai le sembianze di una locomotiva che sbuffa.

"Beata te che fai la pausa pranzo di tre ore!" Eh. Mica tanto. Purtroppo non sono così ricca da avere un team dietro le spalle che si occupi di marketing (eh si, pure una merceria ha bisogno di pubblicità!), di commissioni (vedi interminabili code alla posta e di sguardi di disapprovazione dell'omino allo sportello della banca perchè arrivi a pelo della SUA pausa pranzo) quindi nella mia incredibile e gioiosa pausa pranzo sai che faccio? Lavoro!

Il tempo per gli imprenditori è tutto, ma io pecco incredibilmente nella gestione del mio e questo si ripercuote naturalmente in tutti gli ambiti della vita di un moglie, figlia, sorella, zia, amica. Se devo costruire una statua a chi ha inventato tutti i mezzi di comunicazione che mi permettono di essere vicino ai miei nipoti anche se abitano a 300 km da me, mi sto rendendo pian piano conto che non esiste un mondo esterno. O meglio, l'ho tagliato fuori perchè dovevo lavorare. Devo lavorare. Ho sempre questo benedetto spauracchio addosso, secondo il quale molte volte la gente non si rende conto di quanto io ci metta nei miei progetti. E non ho bisogno di andare molto lontano. Uno di questi era mio padre. Lui non voleva che fossi una merciaia. Vedeva con diffidenza il lavoro indipendente, lui si era fatto le ossa in una fabbrica e da operaio era diventato direttore. Arrivata la crisi, apriti cielo. Quando gli dissi che stavo per aprire la mia bottega, lui mi guardò e capì subito che non poteva in nessun modo farmi cambiare idea, anche se qualche frecciatina l'ha sempre lanciata quando passava in negozio. E' stato con me al lavoro per una settimana, a farmi compagnia mentre Renata era in ferie. Si è ricreduto. Perchè non si tratta solo di aprire una porta e impostarti dietro il bancone. Anche questo è tempo. Occorre tempo per far capire a chi ci ricopre di luoghi comuni di cambiare idea e di capire cosa c'è dietro ad un sogno.

Dopo tutto sto sproloquio, come posso concludere? Posso solo dire che sto imparando a gestire il mio, di tempo chiudendo la porticina della mia mente almeno (e dico ALMENO!) il weekend (eventi esclusi!). Mi rendo conto che posso continuare questa vita, ma non posso sostenerla per sempre. Per qualcuno il tempo è denaro, per me è diventato come l'aria che respiro e devo saperlo gestire bene.

Oltre a mettere questo mio infausto problema di gestione scritto nero su bianco, ho cominciato a seguire Gioia Giottini e i suoi consigli (leggi qui).

Ecco. Ora devo correre perchè questo post l'ho scritto proprio in pausa pranzo e ho trilioni di cose da terminare prima di sera! Recidiva la ragazza, ah?

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